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dal "Il Mattino" del 29/03/2007 di Federcico Vacalebre Era il 1977 quando Peppino Di Capri consegnava ai negozi di dischi, allora molto più frequentati di oggi, la sua ultima avventura in napoletano, classici a parte. «Ajere», quello era il titolo, portava la firma come autore e produttore di Claudio Mattone. «Ad occhi chiusi... Napoli», album del ritorno al dialetto, non ha una griffe unificante ma riparte dalla stessa voglia e convinzione «che possa esistere, anzi esista, una canzone partenopea moderna». Proprio come in «Ajere», il repertorio è misto, sette inediti e cinque brani degli anni Cinquanta che non meritavano di finire nel dimenticatoio: «’Nu quarto ’e luna», «Ghiaccio», «Te sto aspettanno», «Desiderio ’e sole» e «’Nu tantillo ’e core». Ma sono i pezzi nuovi quelli a cui mister Faiella tiene di più: «Sono ancora qui, a 49 anni dal mio esordio. Io sono arrivato dopo il maestro Carosone, mi sono iscritto nella sua scia nella ricerca di una moderna melodia vesuviana, dopo di me ho visto tante ondate, flussi e riflussi, Pino Daniele e i neomelodici», spiega il cantante, «intanto ho adottato l’italiano quasi per abitudine o per costrizione, con la pistola dei vari Sanremo puntati alla tempia. Il dialetto ti chiude delle porte, ma io ora voglio riaprirle: il dialetto suona meglio, mi sta in bocca meglio, o almeno bene, e voglio dare una chance, oltre a me stesso, a nuovi autori». Autori che si chiamano Caramiello («Guagliune») o Ziccardi («Serenata»), autori come quel Sergio Esposito («Ce staje tu») già alle tastiere per il mascalzone latino Daniele. Autori che permettono a Di Capri di andare oltre «il marchio peppiniano senza tradirlo: mio figlio Edo quando gli ho fatto ascoltare ”Guagliune” non credeva che la musica fosse farina del mio sacco, né che avrei davvero cantato quei versi, in qualche modo di argomento sociale, quasi un tabù per me. Come pena di contrappasso ha dovuto curarne gli arrangiamenti». E del suono del cd pubblicato sulla sua etichetta storica, la Splash, ma distribuito dalla Lucky Planet che ha rimesso in circolazione un bel pezzo del suo catalogo storico, Peppino è particolarmente fiero, non solo quando ci he messo mano Faiella junior, incamminato a seguire le sue orme. «Non rinnego il mio stile, ma provo ad adeguarlo alle sonorità contemporanee. Da sempre sono un maniaco delle tecnologie, il mio studio di registrazione è all’avanguardia. Forse alla mia età è stupido stare in piedi una notte per un accordo che non torna, forse è tempo sprecato, forse dovrei andarmene a dormire, ma sono fatto così, spero ancora che qualcuno ascolti il mio disco, magari con un bel bicchiere di whisky in mano e ne apprezzi le sfumature, l’impegno profuso, sia curioso come io lo sono ancora». Gli occhi chiusi del titolo del lavoro fanno riferimento ad un’abitudine del cantante: sono rare le fotografie che lo ritraggono ad occhi aperti davanti al microfono: «Anche senza guardare, riesco però a vedere la malaNapoli dei giorni nostri. E mi accorgo anche di come sia diventata una moda raccontarne e mostrarne solo i lati peggiori, mentre di bello c’è tanto ancora. Come canto in ”Guagliune”, ”sta cartulina sempe cara e amara ce ’a fanno pavà” È per quello che lancio un messaggio ai giovani: lasciate i falsi miti, la strada sbagliata e godetevi le cose belle della vita, a cominciare da una giornata di sole».
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